Disintegrazione in corso.

Pubblicato luglio 20, 2011 di markettara
Categorie: online, ot, word of mouth

Un post strano, per diversi motivi. Perché sono ormai sei mesi che non aggiorno questo blog. Perché siamo a ridosso delle vacanze (e in genere se ricominci a fare una cosa, decidi di farla da settembre, per poi rimandare fino al nuovo anno). Perché il contenuto di questo post non l'ho scritto io, ma potrei averlo fatto: perché ne condivido la visione, e sono inevitabilmente intrappolata come voi in un sistema che non vuol funzionare per tanti motivi, tra cui quelli elencati qui sotto.

Il post è scritto da Donald Draper, che ha creato il progetto Web Refugee contro la delibera AgCom che limita la libertà d’espressione nel web. Oggi lo ospito, domani è un altro giorno. Buone riflessioni.

bad avenue blog

Oggi tutti parlano di comunicazione integrata: le grandi agenzie si stanno attrezzando, acquistando talenti digital a destra e manca e dichiarando di aver rivoluzionato la loro struttura.

Il digital è l’unico settore cresciuto quest’anno (+18%) ma il volume di business non giustifica ancora tale repentino cambio di rotta delle agenzie multinazionali. E allora perché tutto questo interesse verso l’integrazione?

Per due ragioni.

La prima è che i profitti sono diventati così scarsi che oggi un’azienda di comunicazione non può permettersi di rinunciare a niente. L’advertising rende sempre più di tutto il resto ma se si riesce a portare a casa qualcosa anche con il digital è meglio. Tanto è vero che la specializzazione sta sparendo dalla circolazione. Le agenzie tendono a fare tutto: dal design alle digital pr.

La seconda ragione è che il digital è il below the line del futuro: non dedicarcisi significa perdere contatto costante con il cliente, oltre che dimostrare scarsa capacità di innovazione.

Questa repentina conversione alla comunicazione integrata, quindi, ha dietro di sé motivi economici più che filosofici. Continuo a vedere poche agenzie che ci credono davvero. Poche che hanno ai vertici manager illuminati che sanno cosa significhi mettere in atto un processo che coinvolga diverse discipline. Poche persone che vivano questa evoluzione con passione. Pochi creativi che abbiano una lucidità mentale in grado di sviluppare progetti altamente complessi.

E alla lunga queste carenze si faranno sentire, perché tutte le risorse a disposizione delle multinazionali saranno inutili se il loro DNA non sarà davvero integrato. 

Tanti saluti da Bad Avenue. 

Donald Draper.

2011 empatia nello spazio

Pubblicato gennaio 18, 2011 di markettara
Categorie: direct, geolocalization, word of mouth

“L’ultimo passo dell’evoluzione è compiuto, proprio quando nulla ormai ha più il sapore dell’uomo”. Sul finire della trama del noto film, una recensione recita questo.
Ecco, non vi sembra che possa adattarsi anche all’attualità nel mondo della comunicazione?

Quel che intendo dire è che l’evoluzione, ahimé, ha portato l’uomo marketing ad allontanarsi sempre più dal baricentro di quello che sarebbe dovuto essere il suo interesse principale: la persona, il suo pubblico. E così è nato il contenuto che non diverte, non emoziona, non serve e lascia indifferenti.

Ma, tornando a noi, non scrivo su questo blog da mesi (forse siamo rimasti in contatto, ho preferito forme brevi). Però non mollo, e a brevissimo ci sarà una nuova creatura, grazie al lavoro del Santo Protettore della Rete (che mi ha portata su wordpress), e della mia cara amica a cui continuerò a dare grattacapi.

Per cui adesso voglio ricominciare l’anno lanciando un messaggio positivo, perché una direzione secondo me c’è, e non è l’unica. Non vi riporterò casi come Twelpforce, che hanno già disegnato la strada della brand utility e che sono da seguire. Ma vi mostro due cose che negli ultimi mesi mi hanno fatto pensare e che possono disegnare anche un’altra strada per il 2011: umanità ed empatia.

Una marca, Interflora, che su Twitter fa una cosa assolutamente anomala o quanto meno inaspettata per una marca.

E un’altra che trova l’insight giusto per coccolare i suoi clienti, facendo nascere un sorriso in loro e un trasporto emotivo negli altri. Unexpected luggage di Spainair.

Poi ce n’è anche un’altra, più nota, che mi entusiasma meno, ma che va menzionata. Se non altro perché accanto alla coccola empatica, ci aggiunge la geolocalizzazione, trend dell’anno. Ed è ancora una volta una compagnia aerea: KLM che con How Happiness Spread individua i passeggeri che fanno un check in in una delle venue KLM, indaga sui loro interessi attraverso una ricerca online e gli fa un regalo personalizzato.

Trendwatching li chiama Random Act of Kindness.
Teniamoli d’occhio e sporchiamoci le mani 😉

All’Ikea si sentono a casa cani e gatti (e Ok Go)

Pubblicato ottobre 6, 2010 di markettara
Categorie: integrated communication, real life product placement, viral marketing

Nel mese di settembre Ikea ci ha mostrato quanto i gattini siano una delle ancore virali più forti in rete. Poi è passata ai cani. E in entrambi i casi c’è da dire due parole di elogio a riguardo.

Caso 1. Happy Inside – IKEA cats advert.

Magari l’avrete già visto perché un po’ se ne è parlato anche qui in Italia.
Ok, è nato per uno spot tv, ma uno spot tv può nascere anche per funzionare su altri media, con linguaggio diverso magari, ma si può fare. Ikea ne è la dimostrazione: nei suoi punti vendita i gatti si sentono a casa. E questo è il video dell’esperimento, con più di 2,6 milioni di views, che si sommano alle precedenti, a quelle dei video frutto di UGC, e a quelle che verranno.

I 100 gatti lasciati liberi nell’IKea di Wembley in UK, sono naturalmente i protagonisti nella comunicazione digital. Oltre nel viral, li trovate anche nel catalogo (Ikea cat-alogue) e in una pagina facebook (Ikeacats). Pagina che merita un po’ di attenzione oltre che per i contenuti – gattofili (?) di tutto il mondo unitevi! – anche per l’art direction: ecco che una semplice tab di pagina facebook può essere più che un "clicca su mi piace"



Caso 2.OK Go – White Knuckles – Official Video

Questo è product placement viral-musicale. E, a parte queste parolacce, è nel nostro caso Ikea che "sfrutta" altre due ancore virali: i celeberrimi OK Go e… dei cagnolini simpatici e furbi.
Se ne parla nella community dei fans di Ikea, e da lì c’è stato tanto buzz in rete.

Fans dei cani, dei gatti, o degli OK Go? Poco importa: tutte le strade portano a Ikea.
Insegnandoci quanto sia importante l’integrazione trai mezzi, pensare media neutral e – mi vien da aggiungere – fare cose interessanti e rilevanti con poco sforzo, o meglio con idee semplici.
Brava!

Eos Talking Tree: il primo albero a twittare

Pubblicato ottobre 4, 2010 di markettara
Categorie: green marketing, social, word of mouth

Ascoltare la natura sarebbe più semplice se il suo linguaggio fosse comprensibile agli uomini… Perché allora non far sì che un albero parli la nostra stessa lingua?

Se non la conoscete già, ecco, mi sento di dirvi che questa campagna vi lascerà senza parole.
Per comunicare il magazine scientifico EOS, è nato qualcosa di davvero rilevante: il primo albero twittante.

Un albero centenario, nel centro di Bruxelles, è stato dotato di apparecchiature per rilevare lo smog, la temperatura, la luce e… webcam e microfono per farsi ascoltare. Questo sistema ha consentito (e consente) di rilevare costantemente lo stato di vita dello stesso albero, per poi tradurre le informazioni in linguaggio umano.

Come farlo parlare a questo punto? Beh, diffondendo il suo stato di salute attraverso i social network.

Puoi seguire la vita dell’albero su Youtube, Facebook, Flickr e SoundCloud.
Sul sito www.talking-tree.com, trovate aggregate tutte le sue voci.

E questo è il video che vi racconta l’idea e come è stata realizzata.

Basta non porre limiti all’immaginazione, e l’agenzia indipendente Happiness (che io adoro) questo lo sa bene. Chapeau!

Dot. Il video in stop motion più piccolo del mondo, con il Nokia N8

Pubblicato settembre 29, 2010 di markettara
Categorie: viral marketing

Lo troverete poetico, oltre a pensare che sia una bellissima idea.
Si chiama Dot, è un viral video, è realizzato con un cellulare ed è il filmato in stop motion più piccolo del mondo.

Ma prima di vedere il video, due cose importanti.

Il prodotto. Nokia N8, il nuovo cellulare della casa finlandese con una camera da 12MP e ottica Carl Zeiss, in grado di fare video in HD e di editarli grazie ad una apposita app.

L’insight, l’idea (e la tecnologia).
Come sapete succede oggi (ah non lo sapete? male) la comunicazione non convenzionale unisce idee outstanding al web sociale e ad insight rilevanti derivanti da nuove possibilità offerte dalla tecnologia. In questo caso, l’ispirazione è nata dal CellScope, inventato dal Professor Fletcher, un dispositivo Nokia che trasforma il cellulare in un microscopio compatto e ad alta risoluzione.

Dopo la scienza, è il momento della poesia.
Godetevi pure la storia di Dot, la ragazza di 9 mm che lotta in un mondo microscopico.

Intel, il jingle è viral

Pubblicato settembre 24, 2010 di markettara
Categorie: viral marketing

Il jingle a cinque note di Intel venne introdotto nel 1992 nell’ambito della campagna di marketing Intel Inside. Ottenne un enorme successo: in occasione del decimo anniversario, il celebre rintocco veniva utilizzato in 130 Paesi in tutto il mondo, e vent’anni dopo si può ascoltare ogni cinque secondi da qualche parte nel mondo, mentre di recente Fastcompany ha classificato il jingle come il suono che crea più dipendenza al mondo dopo la risata di un neonato.

Questo jingle è il leit motiv della strategia digital di Intel.
Dopo aver dato vita ad un primo fenomeno virale circa un anno fa, il brand ritorna con un altro video che fa parlare di sé attraverso azioni ironiche e non sense che ruotano intorno alle 5 famosissime note. L’obiettivo è mostrare come, dietro ai successi della più importante azienda di microprocessori al mondo, ci siano persone capaci di cogliere anche le sfide più difficili con molta professionalità, ottimismo e quel pizzico di follia che c’è sempre dietro le innovazioni più straordinarie.

Il risultato sfiora quel "fake/non sense" che può rendere tanto cool una marca contemporanea: BassJump.

Gli ingegneri della sede Intel in Romania alzano la testa dal PC e riescono a realizzare il più grande jingle Intel del mondo, battendo il record finora detenuto dai colleghi finlandesi. Come? 5 intrepidi ingegneri si sono buttati dal tetto del loro ufficio senza paracadute, atterrando su grandi materassi ad aria, collegati ad altrettante trombe che riproducono le note del motivetto aziendale che si sente in tutte le pubblicità di PC.

E per chi si fosse perso il primo viral video, quello dei colleghi filandesi, quello con oltre 1 milione e 600.000 views, fate ancora in tempo a recuperare. Si chiama Cannonbells.

Oltre ad avere un blog (e diversi forum e communities specializzate worldwide), Intel

Tante idee, poco tempo

Pubblicato settembre 20, 2010 di markettara
Categorie: ot

Il titolo sopra è il motivo per cui non scrivo da tempo su questo blog.

Ma, riflettendoci e generalizzando, è forse anche il motivo per cui gran parte della pubblicità che vediamo tutti i giorni intorno a noi è sempre più repellente: le agenzie lavorano tanto, più di prima (perché i budget sono più piccoli), e non hanno il tempo di fermarsi a ragionare sul senso (mancante) di quanto producono.
Naturalmente il tempo non è l’unica variabile, ma credo sia molto significativa.

Insomma, questa iniezione di ottimismo mi serve per dirvi che torno a "bloggare".
Con un po’ di novità che vedrete nel tempo (i ringraziamenti li farò poi). Un blog tutto nuovo su una nuova piattaforma e un’apertura alle idee… un po’ più social* 😉

*quando senti un fastidioso prurito intimo, l’abuso del termine è fortemente sconsigliato.

No jersey is worth a life

Pubblicato maggio 18, 2010 di markettara
Categorie: purple marketing, word of mouth

L’ho appena ricevuto via mail, ed è addirittura stato in grado di sollecitare la mia pigrizia sociale (da markettara stufa di pubblicità irrilevanti) portandomi a scrivere un post.
Ed eccola qui: un esempio, straordinario nella sua semplicità, di come le idee possano generare valore e un messaggio trapassare il petto di chi lo riceve.

Il caso: in Uruguay due giovani muoiono in un incidente dopo una partita di basket.
Niente può tornare come prima, bisogna riconoscerlo.
Ma allo stesso tempo la vita va, deve andare avanti.

Può un’idea fare da ponte con un futuro senza violenza e maggiori speranze?
Non vi anticipo nulla e vi invito a guardare il video per seguire questa storia.

73 dollari l’investimento economico. Senza uguali, l’investimento emotivo.
Complimenti all’agenzia Notable Publicidad (grazie a Massimiliano 🙂 e a chi si è messo in gioco per trasmettere questo messaggio di non-violenza.

#Undergroundpuzzle

Pubblicato aprile 8, 2010 di markettara
Categorie: word of mouth

In questi giorni, a New York, è nato un nuovo trend: fotografare le affisioni nella metropolitana.

Non si tratta naturalmente di affissioni qualunque, ma di una campagna nata per creare buzz e che al momento è ancora nella sua faser teaser.

L’agenzia Johannes Leonardo ha lanciato "Underground Puzzle": 40 pezzi di un’immagine presenti su  altrettanti poster che sono disseminati nella rete metropolitana della Grande Mela, da Manhattan a Brooklyn. I pezzi, costruiti insieme nell’ordine giusto, danno vita ad una branded image ad oggi ancora sconosciuta.

Come costruirla? Ogni pezzo contiene la hash tag #UNDERGROUNDPUZZLE e un account su twitter fa da moderatore del gioco, incuriosendo, dando consigli, incentivando la partecipazione tramite updates e ringraziando chi partecipa al buzz. Qui potete vedere quello che si sta dicendo.

 
 

Chi ci sarà dietro? Io nel frattempo sono curiosa come una scimmia e sono diventata loro follower. Vedremo 😉

Il CV su Google Maps

Pubblicato marzo 23, 2010 di markettara
Categorie: social media, word of mouth

Traslascio la possibilità che un creativo si presenti con un cv con formato europeo, tralascio anche quella che possa candidarsi con un cv in word anonimo e con poca personalità. Ma quel che è certo è che in un mercato sempre più difficile, dove trovare lavoro è già un lavoro, distinguersi premia.

Come farlo? Pensiero laterale, strategia e… l’effetto sorpresa che genera curisiosità, ricordo e magari passaparola.Un esempio è il caso di Ed Hamilton, il creativo con il cv su Google Maps.

Basta questo? Certo che no. Ma è il primo importante passo, come in ogni campagna unconventional. La relazione, quella che porta alla scelta, viene dopo, da coltivare in sede di colloquio con il proprio interlocutore 🙂

Qui trovate il suo CV, e nella rete le tracce che ha lasciato sui blog e i siti che hanno parlato di lui.